ADOLF
HITLER (1889-1945)
Adolf Hitler nacque a Braunau, nell'Alta
Austria, il 20 aprile 1889 da una modesta famiglia piccolo-borghese (il padre
era impiegato di dogana). Conseguì la prima istruzione a Linz e si trasferì a Vienna
nel 1907, l'anno stesso della morte della madre (il padre era già morto nel
1903). A Vienna dal 1908 al 1912 visse di saltuari lavori di disegno e di
acquerello, dopo l'insuccesso del tentativo di entrare nell'Accademia delle
arti figurative. Nella Vienna già percorsa dalla crisi dello stato
plurinazionale apprese l'odio antisocialista e antisemita, che, come egli
stesso avrebbe affermato nella parte autobiografica di Mein Kampf,
lasciarono un segno indelebile nella sua formazione politica.
Nel 1912 si trasferì a Monaco di Baviera,
dove lo colse l'avvenimento decisivo che lo spinse all'impegno politico, la
prima guerra mondiale. Volontario nell'esercito bavarese, rimase ripetutamente
ferito. Il clima di violenza, di sacrificio e di esaltazione della guerra e
insieme la rigida disciplina della vita militare sembrarono rispondere alle sue
esigenze di ordine e al primitivo vitalismo assorbito dalla propaganda
razzista.
A Monaco, nel marzo 1919, alla vigilia
della proclamazione della repubblica dei consigli, fu attivo nella repressione
antirivoluzionaria, entrando in contatto nel settembre successivo con la Deutsche
Arbeiter-Partei di Anton Drexler. Improvvisatosi agitatore
politico, dalla primavera del 1920 si dedicò unicamente alla propaganda in
favore del partito, che nel febbraio era stato ribattezzato "Partito
nazionalsocialista tedesco dei lavoratori" (NSDAP), del quale nell'estate
del 1921 divenne l'incontrastato capo, grazie alla violenta demagogia
nazionalista contro Versailles e la Repubblica di Weimar che gli consentì di
raccogliere i consensi dei delusi della destra tradizionale.
Dopo il fallimento del Putsch
dell'8-9 novembre 1923, che doveva dare il segnale per la marcia su Berlino,
scontò parzialmente la condanna a 5 anni di prigione emessa contro di lui il
primo aprile 1924. Quando, alla fine dello stesso 1924, lasciò la fortezza di
Landsberg, portava con sé la prima parte dell'opera nella quale aveva abbozzato
il suo credo politico, il Mein Kampf, che vide la luce tra il 1925 e il
1926.
Nel febbraio del 1925 la ricostituzione della NSDAP lo ritrovò indiscusso capo, una posizione che negli anni successivi rafforzò, eliminando i rivali personali e le tendenze che si opponevano alla sua guida, fra le quali, nel 1930, la "sinistra" di Otto e Gregor Strasser.
La sua ascesa, legata alla crisi della
Repubblica di Weimar sotto i colpi della grande depressione, fu agevolata anche
dall'acquisizione della cittadinanza tedesca, nel febbraio del 1932, grazie
alla nomina a funzionario del governo del Braunschweig.
Da quando, il 30 gennaio 1933, il
feldmaresciallo Hindenburg lo incaricò di reggere la cancelleria
del Reich, la sua biografia si confuse con la storia stessa della Germania
nazista. Unitamente al consolidamento della dittatura, Hitler lavorò anche per
rafforzare il proprio potere personale. Capo dello Stato alla morte di
Hindenburg, il 2 agosto 1934, dopo essersi sbarazzato anche del suo antico
amico e ora pericoloso rivale, il capo delle SA Ernst
Röhm, alla vigilia della guerra mondiale da lui scatenata, nel
febbraio del 1938, assunse anche il comando diretto della Wehrmacht. La guerra,
con l'ulteriore esaltazione dell'unità della nazione intorno al Führer e al
regime, accrebbe la concentrazione dei poteri nelle sue mani, specie dopo che i
rovesci sul fronte orientale alimentarono le sue diffidenze verso i comandanti
militari. E dai circoli militari, nonché da alcuni settori dell'amministrazione
e della diplomazia, scaturì l'attentato del 20 luglio 1944, al quale Hitler
sopravvisse scatenando una sanguinosa repressione, ordinando la resistenza ad
oltranza e la "terra bruciata" dinanzi al nemico, che ormai invadeva
la Germania da est e da ovest.
Un'ultima professione di fede antibolscevica
e antisemita pronunciò all'atto di cedere i poteri all'ammiraglio Karl
Dönitz, prima di suicidarsi nel bunker della Cancelleria di Berlino
assediata dai soldati dell'Armata rossa, il 30 aprile 1945. Con lui scompariva Eva
Braun, che aveva sposato il giorno prima. I dubbi sollevati intorno
alla morte di Hitler sembrano essere stati definitivamente fugati dalla
documentazione medica fornita da parte sovietica alla fine del 1968.
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