BERTOLT BRECHT E LA POESIA DELL'IMPEGNO

 

 

 

INDICE

 

la vita

la produzione poetica

il teatro

testi e documenti

 

 

LA VITA

 

Bertold Brecht (il nome sarà trasformato in Bertolt all'epoca del sodalizio con Arnolt Bronnen) nasce il 10 febbraio 1898 ad Augusta, in Germania, da una famiglia della recente borghesia. Dal 1919 scrive critiche teatrali per il giornale socialista Ausburger Volkswille e nello stesso anno si avvicina al movimento spartachista. La sua prima commedia di successo è Trommeln in der Nacht [Tamburi nella notte], scritta nel 1920 e rappresentata a Monaco nel 1922; nel 1927 esce la prima raccolta di poesie, Hauspostille [Libro di devozioni domestiche] e Brecht matura la conversione al marxismo. Nel periodo 1929-32 scrive vari drammi didattici, in cui si propone di diffondere il materialismo dialettico, di contribuire a rovesciare il regime, di "trasformare" anziché di interpretare la realtà. Si lega al partito comunista, benché non vi sia iscritto. Dopo l'incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), lascia la Germania nazista con la famiglia; in maggio i suoi libri vengono bruciati. Dal 1933 al 1947 risiede in esilio in Danimarca, Svezia, Finlandia, Unione Sovietica e Stati Uniti. Del 1935 è Furcht und Elend des dritten Reichs [Terrore e miseria del Terzo Reich], nel 1939 scrive Mutter Courage und ihre Kinder [Madre Courage e i suoi figli] e compone la raccolta delle sue maggiori liriche, Svendborger Gedichte [Poesie di Svendborg]. Nel 1940 inizia la stesura di Der aufhaltsame Aufstieg des Arturo Ui [La resistibile ascesa di Arturo Ui] e nel 1947 viene rappresentata senza successo la seconda versione di Leben des Galilei [Vita di Galileo]. Il 30 ottobre 1947 compare davanti al "Comitato per le attività antiamericane"; ottenuto il visto lascia gli Stati Uniti e si stabilisce in Svizzera, poi nel 1948 giunge a Berlino Est attraverso la Cecoslovacchia (gli è rifiutato il passaggio attraverso la Germania Federale). Nel 1949 fonda il "Berliner Ensemble", che diverrà una delle più importanti compagnie teatrali, e fino alla morte si dedica soprattutto all'attività di regista. Da tempo malato, muore il 14 agosto 1956 per un infarto cardiaco.

 

LA PRODUZIONE POETICA

 

La produzione poetica di Brecht è vasta ma assai disordinata: in parte non raccolta in volume, in parte intrecciata alla struttura dei drammi teatrali, entro i quali trovano posto non di rado canzoni in versi. D'altra parte la poesia doveva essere, nelle intenzioni dell'autore, un utensile, uno strumento di azione e di insegnamento, un momento dunque tutt'altro che assoluto e supremo dell'attività intellettuale.

Dalla poesia brechtiana è esclusa la figura dell'io quale centro emotivo del discorso: l'io, quando esiste, è esso stesso parte in causa e oggetto di riflessione e di analisi. Manca inoltre ogni effetto di scoperta del mondo nell'atto della scrittura: i versi si misurano piuttosto con la dura esistenza della realtà, prendendovi posizione con nettezza. In questo modo vengono meno due dei caratteri fondamentali della struttura lirica della tradizione moderna. Quanto al linguaggio, l'interesse brechtiano non è mai per la suggestione analogica, per la raffinatezza retorico-formale, per lo scontro tra significante e significato; possono esservi giochi di parole, ma la lingua non è mai oggetto di interesse in se stessa: al contrario, la lingua è asservita a un fine pratico di conoscenza, di dimostrazione e di persuasione. La parzialità è il punto d'onore della lirica brechtiana, ma, essendo escluso ogni privilegio soggettivo, si tratta di una parzialità fondata su valori non personali ma politici e ideologici. Da questo punto di vista ben si mostra la connessione organica tra posizioni di poetica e posizioni ideologiche, che per Brecht significano adesione alla prospettiva marxista della lotta di classe: la poesia è al servizio di questa parzialità di classe.

I temi brechtiani prendono spesso spunto dalla cronaca, soprattutto la più comune e bassa, con un gusto anche del grottesco e del macabro e della deformazione di marca espressionistica. Gli episodi di cronaca assumono un rilievo allegorico grazie al caricamento di senso che il poeta s'incarica di compiere, generalmente in modo del tutto esplicito e dichiarato. A volte a essere soggetto dei testi sono direttamente le grandi questioni storico-politiche che riguardano il presente, come la vittoria del nazismo e la scelta della guerra; in questi casi la posizione dell'autore, identificata con quella di classe del proletariato, è fatta risaltare o per mezzo del contrasto ironico o attraverso l'impiego di tecniche epigrammatiche di grande efficacia, senza escludere tuttavia la possibilità dell'apostrofe e dell'invettiva.

Brecht dunque ha operato una vera e propria inversione di tendenza rispetto agli orientamenti otto-novecenteschi. Alle suggestioni dell'ineffabile e alla dilatazione semantica della parola ha sostituito la concretezza del linguaggio preciso e, come è stato detto, «oltraggiosamente prosastico», all'ansia dell'ignoto il rapporto con concrete situazioni storico-sociali, alle disperazioni solipsistiche il dovere per il poeta di assumere nel suo lavoro precise responsabilità sociali, all'evasione dalla realtà i concreti interrogativi sulla realtà. Moltissime delle sue canzoni, songs, ballate e liriche sono state musicate da Kurt Weil.

 

IL TEATRO

 

In ambito teatrale, Brecht inizialmente sperimenta una forma di teatro didattico, volta troppo esclusivamente alla dimostrazione e all'insegnamento dell'ideologia marxista. L'impegno dell'autore è rivolto a calare una tesi, una diagnosi della società in una vicenda esemplare, in una sorta di "racconto filosofico", a renderla in termini si direbbe geometrici, impegnando lo spettatore ad un dibattito di idee, a uno scontro di tesi opposte, e appellandosi alla sua ragione. Si tratta certo di una grossa novità nella storia del teatro e nello stesso tempo di un caso limite: il troppo drastico impegno politico, o addirittura partitico, soffocava o eliminava lo specifico teatrale. A rendersene conto è lo stesso Brecht, che nella produzione posteriore mirerà a conciliare la componente rigorosamente pedagogica con le ragioni dell'arte e con la funzione di divertimento che egli ritiene essenziale al teatro.

E così, a partire dalla fine degli anni Trenta, Brecht elaborerà quell'originale forma di teatro che definirà "epico" e nella quale darà le sue prove più alte. Il termine epico va inteso in senso aristotelico: sintetizza cioè le caratteristiche proprie di una narrazione di vicende (epos) che non è soggetta a quelle leggi di unità di tempo, di luogo e di azione essenziali invece - secondo l'estetica classica - per il dramma, per l'opera teatrale. Con la sua idea di "epico" Brecht cioè intende opporsi alla concezione che del teatro si è avuta per tradizione. I canoni di questa forma teatrale sono lo sviluppo di quella concezione anti-romantica dell'arte già elaborata da Brecht . Egli infatti da un lato considera il recupero della ragione, l'intelligenza e lo spirito critico non solo come componenti essenziali del prodotto artistico, ma anche come mezzi e strumenti fondamentali per la sua fruizione; dall'altro, di conseguenza, si batte per eliminare nel rapporto rappresentazione-spettatori ogni immedesimazione passionale, ogni rapimento, ogni rinuncia alla lucida consapevolezza critica. Di una folla di spettatori ammaliati dalle grandi passioni e dagli sviluppi psicologici che vengono rappresentati sulla scena Brecht non sa che farsene, sono soltanto una materia passiva: la fruizione dello spettacolo si è risolta in un romantico sogno, in ipnotica immedesimazione con l'eroe, in rinuncia alla ragione. Per evitare questo pericolo bisognerà ricorrere ad effetti di straniamento, quali ad esempio: un particolare tipo di recitazione distaccata e oggettiva, l'inserimento di riflessioni e commenti sulla vicenda che si rappresenta (didascalie, scritte, canzoni, cartelli), la rinuncia, da parte dell'autore, a descrivere conflitti psicologici particolarmente coinvolgenti, l'adozione di scene quasi staccate l'una dall'altra, di momenti della vicenda in sé conclusi, allo scopo di evitare qualsiasi tensione emotiva.

Il teatro "epico" rappresenta il superamento di quello espressionista, volto a turbare lo spettatore. Il teatro epico vuole provocare non emozioni ma ragionamenti; non si propone di suscitare suggestioni ma di agitare argomenti, intende favorire non l'immedesimazione ma il giudizio critico, costringendo lo spettatore a decisioni di carattere morale e politico e a una visione generale della storia.

 

Terrore e miseria del Terzo Reich

 

Terrore e miseria del Terzo Reich occupa una posizione alquanto anomala rispetto alle restanti opere del teatro di Brecht, perché deliberatamente composta seguendo i canoni della drammatica "aristotelica", quella cioè che si basa sull'effetto di "immedesimazione" anziché sul diametralmente opposto effetto di "straniamento", cardine del teatro epico. Tale scostamento dai principi fondamentali della sua concezione del teatro era giustificato da Brecht con la necessità di valersi di qualsiasi mezzo, anche obsoleto e "antiscientifico", pur di rafforzare il fronte dell'opposizione antifascista. Così come Lenin aveva detto che si sarebbe alleato anche col diavolo pur di far trionfare la rivoluzione, l'esule Brecht non disdegnò di portare sulla scena personaggi, situazioni e vicende più consone al teatro borghese dell'epoca, purché servissero a rinfocolare nei pubblici di tutto il mondo l'odio per il nazismo.

24 scene, è il sottotitolo del testo. Solo nell'ultima, che è facile oggi definire retorica, in cui un'anziana operaia berlinese legge a due compagni l'estremo messaggio di un proletario dal carcere, mentre fuori sulla strada tuona l'atroce giubilo popolare per il trionfo dell'Anschluss, sale un monito di fermezza; ma è una voce isolata. Tutte le ventitre scene precedenti non sono che documenti di disfatta. Le più sono a carattere di flash, di rapidi scorci con effetti luministici di varia intensità (feroci, agghiaccianti, squallidi), le altre più diffuse e discorsive, a volte perfino verbose, come si conviene alla borghesia medio-piccola nelle sue varie sfaccettature sociologiche, che è lo strato sociale qui predominante. Intellettuali, scienziati, medici, giudici come operai qualificati, bottegai, domestici, soldati: la paura contagia tutti, colpisce ovunque.

Si nota la comparsa di un nuovo elemento che può sconcertare, rispetto al gruppo, immediatamente anteriore, dei "drammi didattici": un certo "ammorbidimento" ideologico, una tendenza a sottrarsi ai lumi della dottrina per addentrarsi piuttosto fra le ombre del presente. E da questo momento inizia pure quella tendenza antiortodossa nell'opera brechtiana dall'esilio in poi, rispetto alle teorie sul teatro epico. Fu la guerra a determinare questa linea di frattura, o almeno di titubanza teorica: essa causò all'intellettuale marxista degli anni Venti angosce e sofferenze, ma elevò ed arricchì la sua arte.

 

La resistibile ascesa di Arturo Ui

 

«La resistibile ascesa di Arturo Ui, scritta nel 1941 in Finlandia, è un tentativo di spiegare al mondo capitalistico l'ascesa di Hitler situandola in un ambiente ad esso familiare [...] ». Così Brecht voleva presentare l'Ui in un quaderno dei suoi Versuche. La pubblicazione della commedia avvenne invece solo dopo la morte di Brecht, senza che questi avesse proceduto alla revisione definitiva del testo.

Siamo di fronte a un'opera che riunisce i motivi fondamentali della drammaturgia brechtiana. C'è anzitutto l'elemento didattico. L'Ui è la trasposizione della storia dell'avvento del nazismo nel mondo dei gangster onde mettere in guardia i paesi capitalistici contro il gangsterismo politico fascista, il cui trionfo, come ammonisce il titolo, non è affatto irresistibile, bensì «resistibile». Anche se non ci fossero i cartelli che puntualmente danno il riferimento storico dell'allegoria, questa sarebbe quanto mai trasparente già dai nomi. Salvo quello di Ui, i nomi dei personaggi principali sono corruzioni italo-americane o anglosassoni dei nomi dei protagonisti della storia nazista: Emanuele Giri è Hermann Göring, Giuseppe Givola Joseph Goebbels, Ernesto Roma Ernst Röhm, Ignazio Dullfeet è il cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss (Fuss = foot = piede), Dogsborough il presidente del Reich Hindenburg (Hund = dog = cane). Chicago è la Germania, Cicero l'Austria. Il trust dei cavolfiori sta al posto degli industriali e degli Junker che hanno aiutato Hitler a conquistare il potere.

Questa allegorizzazione indica che, se l'elemento didattico è presente, non lo è però in forma immediata come nei "drammi didattici", bensì nella forma di "dramma parabolico". Anziché attinta ad antiche leggende, la parabola è questa volta attinta a un ambito reale e attuale (il gangsterismo), ma lo scopo è sempre quello di dare un'immagine semplificata, evidente, delle complesse leggi che governano il mondo e la società. Il fatto che questo tentativo si applichi a una materia storica, che le leggi non siano prese in astratto ma in una serie di avvenimenti reali, ha dato adito a molte facili critiche, in quanto il confronto tra la realtà e la parabola fa saltare agli occhi l'insufficienza della semplificazione implicita in quest'ultima. È indubbio che la riduzione di un processo storico al gangsterismo deve coglierne solo alcuni momenti. Nel quadro della parabola non è possibile introdurre tutta la varietà dei rapporti sociali, perché questi possono incrociarsi e manifestarsi almeno per accenni solo in psicologie più ricche di quelle necessariamente un po' rigide dei personaggi parabolici. Non dunque molti problemi, ma uno solo sviluppato fino in fondo. Nell'Ui la riduzione degli uomini politici a gangster e delle classi dirigenti a commercianti, se certo non esaurisce la genesi del fascismo, ne coglie un aspetto fondamentale, sicché si può concordare con Brecht quando afferma di aver conseguito quanto si era proposto: combattere l'ammirazione per i grandi massacratori.

L'Ui, insieme alle migliori scene di Terrore e miseria del Terzo Reich, costituisce uno dei pochissimi tentativi di dare forma drammatica all'esperienza del nazismo che siano artisticamente riusciti e possano quindi ancora ammonire gli uomini, come suggerisce l'epilogo, che «il grembo da cui nacque è ancor fecondo».

 

TESTI

 

Poesie di Svendborg

 

Deutschland

 

Mögen andere von ihrer Schande sprechen,

ich spreche von der meinen.

 

O Deutschland, bleiche Mutter!

Wie sitzest du besudelt

Unter den Völkern.

Unter den Befleckten

Fällst du auf.

 

Von deinen Söhnen der ärmste

Liegt erschlagen.

Als sein Hunger gross war

Haben deine anderen Söhne

Die Hand gegen ihn erhoben.

Das ist ruchbar geworden.

 

Mit ihren so erhobenen Händen

Erhoben gegen ihren Bruder

Gehen sie jetzt frech von dir herum

Und lachen in dein Gesicht.

Das weiss man.

 

In deinem Hause

Wird laut gebrüllt, was Lüge ist.

Aber die Wahrheit

Muss schweigen.

Ist es so?

 

Warum preisen dich ringsum die Unterdrücker, aber

Die Unterdrückten beschuldigen dich?

Die Ausgebeuteten

Zeigen mit Fingern auf dich, aber

Die Ausbeuter loden das System

Das in deinem Hause ersonnen wurde!

 

Und dabei sehen dich alle

Den Zipfel deines Rockes verbergen, der blutig ist

Vom Blut deines

Besten Sohnes.

 

Hörend die Reden, die aus deinem Hause dringen, lacht man.

Aber wer dich sieht, der greift nach dem Messer

Wie beim Anblick einer Räuberin.

 

O Deutschland, bleiche Mutter!

Wie haben deine Söhne dich zugerichtet

Dass du unter den Völkern sitzest

Ein Gespött oder eine Furcht!

 

Germania (trad. di E.Castellani-R.Fertonani)

 

Parlino altri della propria vergogna,

io parlo della mia.

 

O Germania, pallida madre!

come insozzata siedi

fra i popoli!

Fra i segnati d'infamia

tu spicchi.

 

Dai tuoi figli il più povero

è ucciso.

Quando la fame sua fu grande

gli altri tuoi figli

hanno levato la mano su lui.

E la voce ne è corsa.

 

Con le loro mani levate così,

levate contro il proprio fratello

arroganti ti sfilano innanzi

e ti ridono in faccia.

Tutti lo sanno.

 

Nella tua casa

si vocia forte la menzogna.

Ma la verità

deve tacere.

È così?

 

Perché ti pregiano gli oppressori, tutt'intorno, ma

ti accusano gli oppressi?

Gli sfruttati

ti mostrano a dito, ma

gli sfruttatori lodano il sistema

che in casa tua è stato escogitato!

 

E invece tutti ti vedono

celare l'orlo della veste, insanguinato

dal sangue del migliore

dei tuoi figli.

 

Udendo i discorsi che escono dalla tua casa, si ride.

Ma chi ti vede va con la mano al coltello

come alla vista d'un bandito.

 

O Germania, pallida madre!

Come t'hanno ridotta i tuoi figli,

che tu in mezzo ai popoli sia

o derisione o spavento!

 

Lob der Dialektik

 

Das Unrecht geht heute einher mit sicherem Schritt.

Die Unterdrücker richten sich ein auf zehntausend Jahre.

Die Gewalt versichert: So, wie es ist, bleibt es.

Keine Stimme ertönt ausser der Stimme der Herrschenden

Und auf den Märkten sagt die Ausbeutung laut: Jetzt beginne ich erst.

Aber von den Unterdrückten sagen viele jetzt:

Was wir wollen, geht niemals.

 

Wer noch lebt, sage icht: niemals!

Das Sichere ist nicht sicher.

So, wie es ist, bleibt es nicht.

Wenn die Herrschenden gesprochen haben

Werden die Beherrschten sprechen.

Wer wagt zu sagen: niemals?

An wem liegt es, wenn die Unterdrückung bleibt? An uns.

An wem liegt es, wenn sie zerbrochen wird? Ebenfalls an uns.

Wer niedergeschlagen wird, der erhebe sich!

Wer verloren ist, kämpfe!

Wer seine Lage erkannt hat, wie soll der aufzuhalten sein?

Denn die Besiegten von heute sind die Sieger von morgen

Und aus Niemals wird: Heute noch!

 

Lode della dialettica (trad. di F.Fortini)

 

L'ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com'è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

 

Chi ancora è vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com'è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l'oppressione? A noi.

A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!

 

Die Bücherverbrennung

 

Als das Regime befahl, Bücher mit schädlichem wissen

Öffentlich zu verbrennen, und allenthalben

Ochsen gezwungen wurden, Karren mit Büchern

Zu den Scheiterhaufen zu ziehen, entdeckte

Ein verjagter Dichter, einer der besten, die Liste der

Verbrannten studierend, entsetzt, daß seine

Büchen vergessen waren. Er eilte zum Schreibtisch

Zornbeflügelt, und schrieb einen Brief an die Machthaber.

Verbrennt mich! schrieb er mit fliegender Feder, verbrennt mich!

Tut mir das nicht an! Laßt micht nicht übrig! Habe ich nicht

Immer die Wahrheit berichtet in meinen Büchern? Und jetzt

Werd ich von euch wie ein Lügner behandelt! Ich befehle euch:

Verbrennt mich!

 

Il rogo dei libri (trad. di F.Fortini)

 

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi

i libri di contenuto malefico e per ogni dove

furono i buoi costretti a trascinare

ai roghi carri di libri, un poeta scoprì

- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco

studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi

libri erano stati dimenticati. Corse

al suo scrittoio, alato d'ira

e scrisse ai potenti una lettera.

Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!

Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse

la verità non l'ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi

mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:

bruciatemi!

 

Die Liebe zum Führer

 

Die Liebe des Volkes zum Führer ist sehr groß.

Überall wo er hingeht

Ist er umringt von Leuten in schwarzen Uniformen

Die ihn so lieben

Daß sie kein Auge von ihm lassen.

Wenn er sich in ein Kaffeehaus setzt

Setzen sich sogleich fünf Hünen zu ihm, damit er

Unterhaltung hat.

Besonders die SS liebt ihn so leidenschaftlich

Daß sie ihn dem ardern Volk kaum gönnt und ihm

Nicht von der Pelle geht, so

Eifersüchtig ist sie. Und als er einmal

Mit einigen Generälen eine Wochenendfahrt auf einem Kreuzer machte

Und eine ganze Nacht allein mit ihnen zubrachte

Erhob sich ein Aufruhr unter der SA, und er mußte

Hunderte erschießen lassen.

 

L'amore per il Führer (trad. di F.Fortini)

 

L'amore del popolo per il Führer è molto grande.

Ovunque egli vada

è circondato da gente in uniformi nere

che lo ama al punto

da non distogliere l'occhio da lui.

Quando egli siede in un caffè

immediatamente gli si siedono intorno cinque giganti perché

possa godersi un po' di svago.

Le SS specialmente lo amano con tanta passione

che quasi lo invidiano al resto del popolo e

gli stanno addosso, tanto

sono gelose. E quando una volta con alcuni generali

fece una gita di fine settimana su un incrociatore

e passò un'intera notte solo con loro

scoppiò una rivolta fra le SA e egli dovette

farne fucilare centinaia.

 

Wenn es zum Marschieren kommt, wissen viele nicht

 

Daß ihr Feind an ihrer Spitze marschiert.

Die Stimme, die sie kommandiert

Ist die Stimme ihres Feindes.

Des da vom Feind spricht

Ist selber der Feind.

 

Al momento di marciare molti non sanno (trad. di F.Fortini)

 

che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda

è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico

è lui stesso il nemico.

 

 

Il teatro epico

 

Bertolt Brecht definisce nel 1931, in modo sintetico, attraverso uno schema riassuntivo, la propria concezione del teatro "epico".

 

Il teatro moderno è il teatro epico. Nello schema seguente sono indicati alcuni spostamenti di peso dal teatro drammatico a quello epico:

 

 

 

Forma drammatica del teatro                                              Forma epica del teatro

 

attiva                                                                                      narrativa

involge il pubblico in un'azione scenica                                     fa dello spettatore un osservatore

ne esaurisce l'attività                                                               però ne stimola l'attività

gli consente dei sentimenti                                                       lo costringe a decisioni

delle emozioni                                                                         a una visione generale

lo spettatore viene immesso in qualcosa                                   lo spettatore viene posto di fronte a

qualcosa

suggestioni                                                                              argomenti

le sensazioni vengono conservate                                            le sensazioni vengono spinte fino alla

           consapevolezza

lo spettatore sta nel bel mezzo, partecipa                                 lo spettatore sta di fronte, studia

l'uomo si presuppone noto                                                      l'uomo è oggetto di indagine

l'uomo immutabile                                                                   l'uomo mutabile e modificatore

tensione riguardo all'esito                                                        tensione riguardo all'andamento

una scena serve l'altra                                                             ogni scena sta per sé

corso lineare degli accadimenti                                                a curve

determinismo evoluzionistico                                                   salti

l'uomo come dato fisso                                                           l'uomo come processo

ciò che l'uomo dovrebbe fare                                                  ciò che l'uomo deve fare

il pensiero determina l'esistenza                                               l'esistenza sociale determina il pensiero

sentimento                                                                              ratio

 

 

 

 

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