Il lampo [Myricae]

 

E cielo e terra si mostrò qual era:

 

la terra ansante, livida, in un sussulto;

il cielo ingombro, tragico, disfatto:

bianca bianca nel tacito tumulto

una casa apparì sparì d’un tratto;

come un occhio, che, largo, esterrefatto,

s’aprì si chiuse, nella notte nera.

 

 

Ultimo sogno [Myricae]

 

Da un immoto fragor di carrïaggi

ferrei, moventi verso l’infinito

tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi…

un silenzio improvviso. Ero guarito.

 

Era spirato il nembo del mio male

in un alito. Un muovere di ciglia;

e vidi la mia madre al capezzale:

io la guardava senza meraviglia.

 

Libero! …inerte sì, forse, quand’io

le mani al petto sciogliere volessi:

ma non volevo. Udivasi un fruscìo

sottile, assiduo, quasi di cipressi;

 

quasi d’un fiume che cercasse il mare

inesistente, in un immenso piano:

io ne seguiva il vano sussurrare,

sempre lo stesso, sempre più lontano.

 

 

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