«L’anima mia vilment’è sbigotita»

 

L’anima mia vilment’è sbigotita

de la battaglia ch’ell’ave dal core:

che s’ella sente pur un poco Amore

più presso a lui che non sòle, ella more.

 

Sta come quella che non ha valore,

ch’è per temenza da lo cor partita;

e chi vedesse com’ell’è fuggita

diria per certo: «Questi non ha vita».

 

Per li occhi venne la battaglia in pria,

che ruppe ogni valore immantenente,

sì che del colpo fu strutta la mente.

 

Qualunqu’è quei che più allegrezza sente,

se vedesse li spirti fuggir via,

di grande sua pietate piangeria.

 

 

«Voi che per li occhi mi passaste ‘l core»

 

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core

e destaste la mente che dormia,

guardate a l’angosciosa vita mia,

che sospirando la distrugge Amore.

 

E’ vèn tagliando di sì gran valore,

che’ deboletti spiriti van via:

riman figura sol en segnoria

e voce alquanta, che parla dolore.

 

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto

da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:

un dardo mi gittò dentro dal fianco.

 

Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,

che l’anima tremando si riscosse

veggendo morto ‘l cor nel lato manco.